Brain Map e Neurofeedback per Iperacusia e Acufeni
La Brain Map (mappa cerebrale) per l'iperacusia è un esame che evidenzia le aree cerebrali disfunzionali legate ai sintomi del disturbo e permette di impostare un intervento di Neurofeedback mirato a normalizzare le alterazioni funzionali individuate con il brain mapping e a ridurre i sintomi spesso invalidanti dell'iperacusia.
L’iperacusia e il tinnitus (acufene) sono disturbi della percezione uditiva che possono essere invalidanti; non dipendono necessariamente da problemi all’orecchio, ma spesso da un’alterazione della regolazione nervosa centrale del suono. Il cervello, per motivi di stress, trauma acustico o predisposizione, sviluppa un aumento del “guadagno centrale” (central gain): una sorta di amplificazione automatica dei segnali uditivi che rende i suoni più forti, più intrusivi o più disturbanti di quanto siano in realtà (Auerbach & Rodrigues, 2014).
Nel caso dell’acufene (tinnitus), questo guadagno eccessivo mantiene “acceso” un segnale interno che il cervello interpreta come un suono reale (Sedley, 2019).
In altre parole, il suono viene elaborato soprattutto dal cervello: è il cervello che decide quanto un suono deve essere percepito forte, piacevole, fastidioso o minaccioso. Quando il sistema di regolazione del suono “si sbilancia”, il cervello può amplificare troppo i segnali uditivi (iperacusia) o mantenerne attivi anche in assenza di suoni reali (acufene).
Brain Map e Iperacusia
Il brain mapping (o mappatura cerebrale) è un’analisi del funzionamento elettrico del cervello ottenuta con un elettroencefalogramma quantitativo (qEEG). Si registrano per alcuni minuti le onde cerebrali in uno stato di riposo, a occhi aperti e chiusi, e si confrontano con un database normativo di riferimento. In questo modo è possibile vedere (in una mappa cerebrale) come comunicano tra loro le diverse aree del cervello e se ci sono zone che lavorano troppo o troppo poco.
Nel caso dell’iperacusia o dell’acufene, la Brain Map mostra spesso:
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iperattività delle aree uditive dei lobi temporali
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eccessiva connessione tra le aree uditive e le aree emotive (come l’amigdala e il cingolato anteriore),
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difficoltà di controllo da parte delle aree frontali, che normalmente regolano l’attenzione e la reattività ai suoni.
Queste informazioni aiutano a capire perché i suoni vengono percepiti come più intensi o disturbanti, e permettono di costruire un percorso di trattamento di Neurofeedback personalizzato.
Neurofeedback per l'Iperacusia
Il neurofeedback è una forma di “allenamento del cervello”. Il Brain Map Neurofeedback è il Neurofeedback basato o guidato dalla Brain map.
Durante le sedute vengono applicati dei piccoli sensori sul cuoio capelluto, che registrano in tempo reale l’attività elettrica cerebrale (elettroencefalogramma).
Il paziente guarda un’immagine o un video, o ascolta una musica che cambia automaticamente a seconda di come reagisce il cervello.
Quando il cervello si avvicina a un’attività più equilibrata (ad esempio si calma nelle aree uditive o riduce la tensione emotiva), il programma fornisce un feedback positivo: il video scorre meglio, la musica diventa più chiara, o l’immagine si illumina.
Questo rinforzo immediato fa sì che, seduta dopo seduta, il cervello apprenda da solo a rimanere in quello stato più stabile e meno reattivo, con conseguente riduzione del sintomo.
Non c’è stimolazione esterna né corrente elettrica: il neurofeedback lavora unicamente attraverso meccanismi di apprendimento impliciti e automatici basati sulla plasticità naturale del cervello.
Risultati attesi
Lo scopo del percorso di Neurofeedback per l'iperacusia è rieducare il cervello a gestire i suoni in modo normale e a ridurre la risposta di allerta o di fastidio. Di seduta in seduta, il sistema uditivo e quello emotivo tornano a “dialogare” in modo più equilibrato.
In genere, i miglioramenti attesi comprendono:
- riduzione della sensibilità ai suoni improvvisi o forti
- minor tensione fisica e reattività agli stimoli
- riduzione o attenuazione dell’acufene
- miglioramento della concentrazione e del sonno
- aumento della sensazione di calma e controllo
Ogni cervello reagisce in modo unico, ma i cambiamenti tendono a essere progressivi e stabili, poiché derivano da un apprendimento reale del sistema nervoso, non da una semplice compensazione.
Sintomi dell'Iperacusia
Dalle osservazioni EEG risulta che il cervello delle persone che soffrono di iperacusia rimane in uno stato di allerta sensoriale persistente, anche in assenza di stimoli forti. Il risultato soggettivo è:
- percezione amplificata dei suoni (anche molto intensa)
- fastidio per stimoli anche lievi (anche con tremore o "spasmo auricolare", talvolta dolore)
- sensazione di “orecchie sempre tese"
- startle e iperallerta
- ansia, rabbia, depressione (reattiva alla condizione)
- nel tinnitus, persistenza del suono interno
Questi sintomi sono associati ad alcune anomalie cerebrali, ossia alterazioni funzionali che coinvolgono specifiche aree cerebrali e loro interconnessioni.
Reti cerebrali coinvolte nell'iperacusia
Per capire cosa succede a livello cerebrale quando si presentano i sintomi di iperacusia, scendiamo più nel dettaglio. Secondo i modelli neurofunzionali (Husain & Schmidt, 2023; Chen et al., 2015) l’iperacusia coinvolge tre sistemi principali:
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Rete uditiva primaria e secondaria
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Corteccia uditiva primaria (A1, Brodmann 41–42) e secondaria (STG, Brodmann 22), situate nei lobi temporali (T3–T4).
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Queste aree mostrano spesso un’iperattività in alta frequenza (beta/gamma) e una riduzione dell’attività alpha, che normalmente funge da “filtro inibitorio” del suono (Roberts et al., 2012).
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Ciò indica una ridotta capacità di inibizione sensoriale e un aumento dell’eccitazione corticale locale.
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Rete limbico–salience (emozionale e attentiva)
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Coinvolge l’insula anteriore, il cingolato anteriore (ACC, Brodmann 24/32) e l’amigdala.
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Queste strutture modulano l’aspetto emotivo e di allerta dei suoni. In iperacusia, la loro coerenza con la corteccia uditiva risulta aumentata, cioè le regioni uditive e limbiche comunicano troppo intensamente (Chen et al., 2015).
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Questo “iperlegame” si traduce in una percezione di fastidio, paura o vigilanza costante nei confronti dei suoni.
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Rete prefrontale di controllo top-down
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Include le aree frontali e le aree prefrontali mediali (BA 6–10) che normalmente regolano il volume e l’attenzione ai suoni.
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Nei tracciati EEG di soggetti con iperacusia si osservano spesso ritardi di fase (Phase-Lag) o asincronie tra le aree frontali e temporali, segno di scarso controllo corticale sull’attività uditiva e limbica (Roberts et al., 2012).
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Corrispondenza sintomi-cervello
Il coinvolgimento di queste aree cerebrali è legata ai sintomi dell'iperacusia, in particolare:
- L’iperattività temporale corrisponde alla sensazione di volume interno aumentato, tremore o “spasmo auricolare”.
- L’ipercoerenza T3–T4–Fz genera maggior connessione tra percezione sonora e risposta emotiva, quindi fastidio e paura dei suoni.
- Lo sfasamento si traduce nella difficoltà del cervello nel “rimettere in equilibrio” il sistema dopo un suono improvviso (startle, iperallerta).
Ne consegue il seguente loop di amplificazione reciproca:
- Il suono viene percepito come più intenso.
- L’amigdala e l’insula (risposta emotiva, ansia o rabbia) interpretano il suono come minaccioso.
- Il sistema uditivo aumenta ancora la sensibilità.
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