Brain Map e Neurofeedback per i Disturbi Alimentari
I disturbi dell’alimentazione, anche detti disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono caratterizzati da modifiche persistenti del comportamento alimentare e/o da comportamenti finalizzati al controllo del peso o della forma corporea, che generano un danno significativo alla salute fisica, al funzionamento psicologico o alla vita sociale della persona.
Spesso sono accompagnati da un’eccessiva preoccupazione per il corpo, per il peso, per la forma fisica e da una relazione alterata con il cibo.
I principali e più comuni tipi di disturbi alimentari sono:
Anoressia nervosa: caratterizzata da restrizione dell’assunzione calorica, intensa paura di aumentare di peso e alterata percezione corporea.
Bulimia nervosa: caratterizzata da abbuffate ricorrenti seguite da comportamenti compensatori (vomito autoindotto, lassativi, digiuno)
Disturbo da binge eating (alimentazione incontrollata): caratterizzato da episodi ricorrenti di assunzione eccessiva di cibo con perdita di controllo, può portare a sovrappeso/obesità.
Obesità: non è un disturbo alimentare in senso stretto ma una condizione che è conseguenza di disturbi alimentari, con caratteristiche metaboliche pericolose per la salute come sindrome metabolica, ipertensione, malattie cardiovascolari ecc.
Altri disturbi alimentari sono la Sindrome da alimentazione notturna, disturbi evitanti/restrittivi dell’assunzione di cibo ecc.
Il bisogno intenso e incontrollabile ("craving") associato al cibo (spesso cibi ad alto contenuto calorico come dolci, snack) è in genere di natura emotiva, cioè serve a compensare, ridurre o gestire le emozioni o condizioni che non si riescono a controllare, come rabbia, tristezza, ansia, stress.
Gli studi (ad es. Chae, Y., & Lee, I.-S., 2023) hanno cercato di chiarire i meccanismi cerebrali centrali che regolano fame, ricompensa, controllo cognitivo e craving, sia nei soggetti sani sia in pazienti con obesità, disturbi alimentari (anoressia, bulimia, binge eating) e disturbi dell’interazione intestino–cervello (come la dispepsia funzionale). Ecco cosa è emerso:
Il sistema nervoso centrale regola l’assunzione di cibo tramite due circuiti interagenti:
- Sistema omeostatico, centrato nell’ipotalamo (nucleo arcuato, ventromediale e laterale), che integra i segnali metabolici (glucosio, leptina, insulina, ghrelina).
- Sistema edonico, comprendente aree dopaminergiche (area tegmentale ventrale, striato ventrale, amigdala, corteccia prefrontale), che attribuisce al cibo valore di ricompensa anche in assenza di necessità energetiche.
In alcuni casi l’eccessiva attivazione del circuito della ricompensa può prevalere sul controllo omeostatico, promuovendo craving e iperconsumo di cibi ad alta densità calorica tipici dei disturbi alimentari, per cui perdere peso diventa molto difficile. La comunicazione intestino–cervello influenza questi meccanismi attraverso vie dopaminergiche e ormonali.
Il comportamento alimentare, quindi, non è solo un riflesso biologico ma include modulazione cognitiva e funzioni esecutive: nei disturbi alimentari e nell’obesità, infatti, si osservano un'ipoattività prefrontale e iperattività del sistema della ricompensa, con ridotto autocontrollo e tendenza all’assunzione compulsiva di cibo, quella che viene chiamata anche "fame nervosa".
Per quanto riguarda la qualità degli alimenti, la ricerca ha mostrato che l’assunzione di grassi o zuccheri modifica il flusso cerebrale in aree omeostatiche e di ricompensa (ipotalamo, striato, ecc.). Ecco che il cibo può assumere le stesse caratteristiche di una sostanza in grado di indurre dipendenza.
Nello specifico gli studi hanno evidenziato che:
Nell'Anoressia nervosa i pazienti mostrano ipoattivazione di ipotalamo, amigdala e insula, correlata a scarso appetito, e iperattivazione prefrontale legata all’eccessivo controllo cognitivo. L’alterata connettività tra alcune aree (OFC, striato e corteccia cingolata) suggerisce poi una disfunzione tra sistemi omeostatici e di ricompensa.
Nei pazienti con Bulimia nervosa è emersa una disfunzione del circuito frontostriatale, con ridotta attivazione di aree specifiche (DLPFC e dell’insula) durante compiti di controllo cognitivo. I pazienti mostrano risposte attenuate agli stimoli alimentari edonici, compatibili con ipoattività del sistema di ricompensa e deficit inibitorio.
Nel Binge Eating Disorder (alimentazione incontrollata) è stata evidenziata una ipersensibilità alla ricompensa alimentare e ipoattività prefrontale durante compiti di inibizione.
Infine nei pazienti con Obesità è emerso un pattern di iperattività delle aree della ricompensa (striato ventrale, insula) e ipoattività prefrontale. Anche dopo la perdita di peso, persistono risposte anomale al cibo, suggerendo una vulnerabilità stabile. Il neurofeedback ha l'effetto di ridurre proprio questa tendenza alla scelta di cibi ad alta densità calorica.
In sintesi, le evidenze di neuroimaging mostrano che i disturbi alimentari derivano da alterazioni nel funzionamento della corteccia prefrontale (PFC), una parte del cervello che svolge un ruolo chiave nel controllo dei pensieri, delle emozioni e dei comportamenti e da alterazioni del sistema dopaminergico di ricompensa.
Il cervello è dunque il bersaglio cruciale per interventi terapeutici di nuova generazione, anche perchè molto spesso altri tipi di terapie falliscono: le tecniche di Neurofeedback, in particolare il NF guidato da Brain Map, consentono di ristabilire un equilibrio tra controllo cognitivo e ricompensa. In questi disturbi è molto importante la personalizzazione del trattamento, che si può ottenere solo con una misurazione QEEG che evidenzi le alterazioni specifiche nelle reti/circuiti cerebrali della persona.
Brain Map e Disturbi alimentari
Il brain mapping (o mappatura cerebrale) è un’analisi del funzionamento elettrico del cervello ottenuta con un elettroencefalogramma quantitativo (qEEG). Si registrano per alcuni minuti le onde cerebrali in uno stato di riposo, a occhi aperti e chiusi, e si confrontano con un database normativo di riferimento. In questo modo è possibile vedere (in una mappa cerebrale) come comunicano tra loro le diverse aree del cervello e se ci sono zone che lavorano troppo o troppo poco.
Nel caso dei disturbi alimentari la brain map può mostrare un’eccessiva instabilità o iperattivazione in alcune aree corticali o nelle connessioni tra aree cerebrali . Durante il training, il neurofeedback rinforza in modo mirato l’attività più stabile e armoniosa di quelle aree, aiutando il cervello a ridurre i sintomi (come il bisogno incontrollabile di cibo), a seguire una dieta che consenta di perdere peso, e ad avere un rapporto più sano con il cibo.
Le alterazioni che in genere si evidenziano, a seconda del tipo di disturbo alimentare, sono (Blume M, Schmidt R, Hilbert A., 2019):
- Disturbo da alimentazione incontrollata (BED) con obesità:
Aumento delle onde beta nell'area fronto-centrale a riposo, con correlazioni positive tra potenza beta e gravità del disturbo, perdita di controllo e ansia. Ciò indica aumentata allerta/attenzione verso il cibo. - Obesità senza BED:
Aumento delle onde beta nell'area frontale, diminuzione delle onde theta nell'area prefrontale
Non tutti i pazienti mostrano le stesse alterazioni/anomalie EEG, per questo è fondamentale fare un'analisi e una mappa individuale (Brain Map) per individuare gli obiettivi specifici e costruire prototocolli di Neurofeedback training personalizzati.
Riferimenti scientifici
Blume M, Schmidt R, Hilbert A. (2019) Abnormalities in the EEG power spectrum in bulimia nervosa, binge‐eating disorder, and obesity: A systematic review. Eur Eat Disorders Rev. 2019;27:124–136.
Dalton, B., Campbell, I. C., & Schmidt, U. (2017). Neuromodulation and neurofeedback treatments in eating disorders and obesity. Current Opinion in Psychiatry, 30, 1–16.
Forcano L, Mata F, de la Torre R, Verdejo-Garcia A, Cognitive and Neuromodulation Strategies for Unhealthy Eating and Obesity: Systematic Review
and Discussion of Neurocognitive Mechanisms, Neuroscience and Biobehavioral Reviews (2010).
Chae, Y.; Lee, I.-S. (2023). Central Regulation of Eating Behaviors in Humans: Evidence from Functional Neuroimaging Studies. Nutrients 2023, 15, 3010.
Spetter, M. S. (2018). Current state of the use of neuroimaging techniques to understand and alter appetite control in humans. Current Opinion in Clinical Nutrition & Metabolic Care, 21(5), 329–335.
Winkeler, A., Winkeler, M., & Imgart, H. (2022). Infra-low frequency neurofeedback in the treatment of patients with chronic eating disorder and comorbid post-traumatic stress disorder. Frontiers in Human Neuroscience, 16, 890682.
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