Brain Map e Neurofeedback per le demenze


Trattamento integrato per le demenze di tipo Alzheimer e non-Alzheimer

Brain Map, QEEG Neurofeedback e training cognitivo

 

Presso il Centro di Neuropsicofisiologia di Roma si effettuano training integrati di potenziamento neurocognitivo per anziani con Alzheimer e altre demenze di grado lieve e moderato.

Per le demenze gravi è possibile intervenire solo in casi selezionati: occorre prima valutare l'applicabilità del neurofeedback e i reali benefici che si possono conseguire. 

Il training per il potenziamento neurocognitivo per le demenze si snoda nelle seguenti attività integrate:

  1. Brain Mapping di ultima generazione - Dopo un primo colloquio di valutazione, si procede con la registrazione QEEG e con la realizzazione di una Brain Map di ultima generazione; grazie alla mappa cerebrale individuiamo con precisione le anomalie funzionali che coinvolgono le regioni cerebrali (corticali e sottocorticali) più compromesse e le anomalie che coinvolgono le loro interconnessioni (il modo in cui le aree cerebrali comunicano tra loro) per intervenire con un QEEG Neurofeedback mirato.

  2. QEEG Neurofeedback - E' il training di Neurofeedback guidato dalla Brain Map; il paziente sta seduto di fronte ad un grande schermo in cui vengono proiettati filmati, game ed esercizi cognitivi computerizzati mentre viene somministrato il feedback (visivo, sonoro o tattile) per correggere le alterazioni EEG rilevate con la brain map.

  3. Esercizi cognitivi computerizzati - Nei casi indicati, il training di neurofeedback viene integrato con esercizi cognitivi computerizzati (sempre guidati dallo psicofisiologogo) finalizzati ad allenare tutte le abilità cognitive di base, a partire dalle più compromesse (es. memoria a breve e lungo termine, attenzione, ragionamento logico) mentre viene somministrato il feedback (durante il training di neurofeedback). Questa integrazione neurofeedback-esercizi cognitivi consente di svolgere un doppio allenamento che rende il trattamento ancor più incisivo ed efficace


Deterioramento Cognitivo o demenza


Oggi, in ambito clinico, il termine "demenza" è stato sostituito dal termine Disturbo Neurocognitivo.

Secondo gli attuali criteri di classificazione, i Disturbi Neurocognitivi sono suddivisi nelle seguenti categorie: 

  • Delirium

  • Disturbo Neurocognitivo Maggiore (demenza)

  • Disturbo Neurocognitivo Lieve (o deterioramento cognitivo lieve)

La distinzione tra maggiore e lieve si basa sulla gravità del declino cognitivo e sull’impatto sull’autonomia funzionale.

Entrambe le forme (maggiore e lieve) prevedono specificatori eziologici, ad esempio:

  • dovuto a malattia di Alzheimer
  • vascolare
  • a corpi di Lewy
  • dovuto a malattia di Parkinson
  • traumatico
  • da sostanze/farmaci
  • dovuto a infezione o altra condizione medica

Invertire il Declino Cognitivo "normale"


Dai 60 anni in su, l'avanzare dell'età è spesso accompagnato da un lento declino neurocognitivo che non necessariamente sfocia in un disturbo neurocognitivo vero e proprio, e che può essere facilmente trattato portando l'individuo non solo a bloccare il declino, ma a potenziare, migliorare le sue abilità cognitive. 

Entro certi limiti, definiti in base a specifiche valutazioni neuropsicologiche e cliniche, tale declino è considerato "normale".

Il termine "normale" è tra virgolette perché dalla ricerca scientifica e dal mondo clinico risulta sempre più evidente che, molto spesso, questo declino che, ricordiamolo, non avviene in tutte le persone in età avanzata, è in buona parte dovuto ad un eccessivo disuso o sottoutilizzo delle facoltà mentali in via di deterioramento che, a sua volta, è in gran parte determinato da "abitudini cognitive" e atteggiamenti spesso guidati o alimentati da concezioni e pregiudizi retrogradi ma ancora molto diffusi non solo nella popolazione di ultra sessantenni, ma anche nella popolazione più giovane e attiva.

Una società tecnologicamente avanzata che, inconsapevolmente, è portatrice di tali modelli culturali è una società composta da una maggioranza di individui che attua comportamenti e atteggiamenti che, di fatto, relegano la persona anziana ad un ruolo sociale passivo e marginale, promuovendo così nella persona anziana con declino cognitivo "normale" l'errata convinzione di essere inutile, incapace, "cestinato", con conseguente sviluppo di apatia (dannosissima per il cervello) ansia e depressione (talvolta anche rabbia e comportamenti impulsivi, "irragionevoli"), che alimentano, in un circolo vizioso, il deterioramento neurocognitivo.

La verità è che quanto più invecchiamo, tanto più dobbiamo darci da fare per mantenere le nostre abilità cognitive e fisiche, attraverso uno stile di vita che includa veri e propri allenamenti cognitivi e fisici volti a mantenere o, ancor meglio, a potenziare abilità che se non vengono stimolate adeguatamente, a causa dei meccanismi della vecchiaia, tendono a deteriorarsi.

Questi modelli culturali promuovono e alimentano il disuso di facoltà cognitive prima sufficientemente utilizzate che ora, a causa dell'invecchiamento, sono maggiormente suscettibili di deterioramento: in parole povere, proprio ora (in età avanzata) che il cervello ha bisogno di un maggiore allenamento, subisce al contrario un sottoutilizzo, culturalmente sostenuto, che sancisce il suo deterioramento neuronale e quindi cognitivo.


Dal declino neurocognitivo "normale" al declino patologico


Il normale declino neurocognitivo diventa disturbo quando le funzioni dell'individuo cominciano ad essere compromesse in misura maggiore a ciò che rientra nei criteri di normalità, oggi stabiliti con metodi molto efficaci.

Anche nel caso dei Disturbi Neurocognitivi veri e propri, un numero crescente di studi scientifici dimostrano che, se presi negli stadi iniziali o intermedi possono essere invertitibloccati o significativamente rallentati a seconda del grado di deterioramento raggiunto e a seconda del tipo di patologia.

I limiti entro i quali il deterioramento cognitivo è considerato "normale" è definito in base a specifiche valutazioni cliniche e neuropsicologiche: oltre tali limiti si parla di Mild Cognitive Impairment (Deterioramento Cognitivo Lieve, detto anche Disturbo Neurocognitivo Lieve), una condizione “intermedia” tra la normalità e la condizione più grave di demenza vera e propria (detta quest'ultima Disturbo Neurocognitivo Maggiore), la più frequente delle quali è l'Alzheimer quando l'individuo inizia a perdere la sua autonomia.

Diversi studi di follow-up hanno dimostrato che  più del 50% dei pazienti con Deterioramento Cognitivo Lieve nell’arco di 4-5 anni sviluppa una forma maggiore, nella maggior parte dei casi (70%) di tipo Alzheimer. L'altro 50% circa invece non svilupperà la forma maggiore; in quest'ultimo caso un buon training di Brain Map Neurofeedback può portare a miglioramenti significativi. Nei casi che tendono a peggiorare un buon training può bloccare il deterioramento (compensandolo) o rallentarlo significativamente (se la demenza è degenerativa e inarrestabile). In tutti i casi la qualità della vita del paziente migliora. 

Il declino cognitivo legato all'invecchiamento normale e patologico può interessare una o più delle seguenti abilità cognitive:

  • memoria (mantenimento e recupero delle tracce mnemoniche)
  • apprendimento (processo di formazione/consolidamento delle tracce mnemoniche)
  • attenzione
  • ragionamento/creatività
  • percezione
  • abilità senso-motorie

Le funzioni cognitive più frequentemente e precocemente colpite sono la memoria e l'attenzione (quest'ultima quasi sempre intesa come capacità di concentrarsi sufficientemente a lungo da consentire al cervello di formare una traccia mnemonica stabile).

Con l'aumentare della durata media della vita, sempre più persone vengono a trovarsi in questa condizione: è possibile fare qualcosa per invertire, bloccare o rallentare questo deterioramento neurocognitivo?

Studi recenti hanno dimostrato che ciò è possibile a patto che l'individuo con deterioramento cognitivo si sottoponga a specifici allenamenti cognitivi.  


Training Cognitivo e Deterioramento Cognitivo negli Anziani

Studi Scientifici 


Attualmente non esistono farmaci in grado di bloccare il progredire di questo declino cognitivo e della sottostante degenerazione o atrofizzazione delle strutture cerebrali che mediano tali capacità. Tuttavia, numerosi gruppi di ricerca in tutto il mondo stanno facendo scoperte importanti che, nell'arco di pochi anni, porteranno a cure via via sempre più efficaci, sia per il deterioramento cognitivo normale , sia del deterioramento patologico.

Per vedere queste innovazioni bisognerà tuttavia aspettare alcuni anni; è dunque estremamente importante al momento cercare di contrastare il più possibile il deterioramento delle strutture cerebrali che mediano le funzioni congitive in delcino, in primis la memoria (la capacità di apprendere nuove informazioni) e l'attenzione.

A tal fine, la ricerca scientifica ha dimostrato che un intervento di allenamento sistematico delle abilità cognitive in fase di deterioramento cognitivopuò invertirebloccare o, nei casi più gravi, rallentare fortemente il progredire del deterioramento verso le condizioni più gravi e di consentire al paziente di preservare più a lungo un maggior livello di autonomia e di autosufficienza.

Da una metanalisi condotta da Valenzuela e Sachdev (2008) sugli studi controllati condotti sull’efficacia a lungo termine (sino a 6 anni) del training cognitivo sulle persone con deterioramento cognitivo normale e lieve e sulla loro capacità di prevenire il progredire del deterioramento verso la demenza vera e propria, è emerso che tali interventi hanno un effetto protettivo sulle abilità neurocognitive, forte e persistente.

Talassi et al. (2007) hanno dimostrato che una riabilitazione cognitiva sistematica computerizzata produce un significativo miglioramento delle performance cognitive e dello stato emotivo degli individui con Deterioramento Cognitivo Lieve.

Da una metanalisi di Sitz et al. (2006) su 17 studi controllati sull’efficacia degli interventi di riabilitazione cognitiva nei pazienti con demenza (Alzheimer), una condizione ben più grave e difficile da recuperare rispetto al Deterioramento Cognitivo Lieve, è emerso che tali interventi hanno avuto un effetto migliorativo significativo.

Anche per quanto riguarda il Neurofeedback guidato dalla Brain Map, diversi studi ne hanno dimostrato l'efficacia.

Da questi ed altri studi emerge dunque un quadro chiaro: il declino cognitivo che si manifesta negli individui predisposti può essere invertito, fermato o fortemente rallentato tramite lo svolgimento di adeguati training cognitivi e l'efficacia di tali training sarà tanto maggiore quanto più precocemente si interviene lungo il percorso che dal deterioramento cognitivo normale conduce alla demenza. E’ deleterio invece non intervenire.

Il successo del trattamento è fortemente dipendente dall'abilità dello psicologo di individuare con precisione le abilità maggiormente colpite e di sviluppare protocolli personalizzati di Riabilitazione Cognitiva e di Neurofeedback.


Training Integrato di Riabilitazione Cognitiva e Neurofeedback per le persone con

Deterioramento Cognitivo Normale e Lieve


Presso il nostro studio, dopo una prima seduta di valutazione e realizzazione di una Brain Map, effettuiamo un Training Integrato per la riabilitazione della memoria, dell'attenzione e di altre abilità cognitive negli anziani con Deterioramento Cognitivo Normale, Lieve o moderata (anche maggiore se il paziente non è eccessivamente compromesso) che prevede l'uso delle metodiche più avanzate oggi disponibili.

Il Training Neurocognitivo Integrato svolto presso il Centro di Neuropsicofisiologia di Roma consista nella realizzazione di una Brain Map, nello svolgimento di un training di QEEG Neurofeedback Brain map guided e, ove possibile, nell'integrazione dei training cognitivi nel training di Neurofeedback. 

Segue una lista dei Training di Riabilitazione Cognitiva integrati nel Training di QEEG Neurofeedback (varia a seconda del paziente): 

 

  • Training per la riabilitazione della Memoria Verbale
  • Training per la riabilitazione della Memoria Semantica

  • Training per la riabilitazione della Memoria Episodica

  • Training per la riabilitazione della Memoria di Lavoro

  • Training per la riabilitazione della Memoria Visuo-Spaziale

  • Training per la riabilitazione della capacità di consolidamento delle Memorie a Breve Termine in Memorie a Lungo Termine

  • Esercizi a casa di memorizzazione e rievocazione

  • Training per la riabilitazione dell'Attenzione Selettiva e Sostenuta

  • Training per la riabilitazione del linguaggio

  • Training per la riabilitazione dell'Orientamento nel Tempo e nello Spazio

  • Training per la riabilitazione del ragionamento logico


Care giver training e sostegno motivazionale


Il successo del trattamento di QEEG neurofeedback integrato ai taining cognitivi riabilitativi su elencati è fortemente favorito dalla motivazione del paziente a recuperare le abilità cognitive in via di deterioramento e alla motivazione delle persone vicine ad aiutarlo/a in questo percorso.

A tal fine il paziente e le persone vicine disponibili potranno usufruire di un sostegno psicologico e motivazionale volto ad aumentare non solo la conoscenza (semplificata) dei meccanismi di degenerazione neurocognitiva in atto e la consapevolezza di come, sul piano neurofisiologico, il training integrato sia in grado di invertire, fermare o rallentare questi processi degenerativi, ma anche il senso di autoefficacia (consapevolezza di essere in grado di fermare o invertire il processo) attraverso un monitoraggio costante dei risultati raggiunti settimana dopo settimana. 

Il numero di sedute è variabile e dipende fortemente dal grado di coinvolgimento dei parenti o delle persone vicine al paziente nei compiti da svolgere a casa. Ad un maggior coinvolgimento corrisponde un numero inferiore di sedute e ad un maggior impegno del paziente corrisponde un effetto più incisivo e rapido del trattamento.



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