Brain Map e Neurofeedback per l'Autismo


Il neurofeedback con brain map (qEEG) per l’autismo è un intervento psicofisiologico che mira a modulare l’attività cerebrale di bambini, adolescenti o adulti che soffrono di un disturbo nello spettro autistico, migliorando funzioni come attenzione, regolazione emotiva, comunicazione e controllo sensomotorio.

Come funziona?

Il metodo prevede diversi step:

1. Valutazione iniziale con Brain Map (qEEG)

Il primo passo è la mappatura quantitativa dell’attività cerebrale (qEEG):

  • Si applica una cuffia con 21 elettrodi sulla testa del paziente; è possibile utilizzare sia le cuffie EEG tradizionali "wet" (con gel), cuffie con sensori dry gold plated "dry" (senza gel) o cuffie con sensori semi-dry (si usa poco gel), in base alla tolleranza del bambino o bambina.

  • Si registrano i segnali EEG in stato di riposo (occhi aperti e chiusi).

  • I dati vengono confrontati con database normativi di soggetti neurotipici (= normali, ossia senza disturbi).

  • Il nostro sistema poi, oltre ad individuare ed evidenziare le aree cerebrali con eccesso o carenza di attività in specifiche bande di frequenza (delta, theta, alfa, beta, gamma), individua le alterazioni nella connettività tra le regioni cerebrali, ossia il modo in cui le varie regioni cerebrali comunicano tra loro (ipoconnettività ed iperconnettività): il cervello è un'immensa rete di aree cerebrali interconnesse e tutta la nostra attività psichica, normale o patologica, deriva dalla comunicazione nervosa tra queste aree; ad esempio, nell'autismo la brain map di ultima generazione evidenzia che alcune aree comunicano "troppo" o "troppo poco" tra loro, dandoci così l'indicazione precisa sul tipo di neurofeedback da attuare, su quale banda e su quale rete neuronale.

Nei soggetti con autismo, la brain map mostra spesso:

  • Eccesso di onde lente (theta o delta) nelle regioni frontali, associato alle difficoltà di attenzione, e al rallentamento cognitivo.

  • Iperattività beta o gamma nelle aree sensoriali, associata a ipersensibilità o sovraccarico sensoriale.

  • Alterazioni nelle connessioni (coerenza anomala) tra regioni frontali e temporali, associate al deficit di integrazione sociale e linguistica.

Questa mappa serve poi come guida personalizzata per il protocollo di neurofeedback.

 

2. Definizione del protocollo di neurofeedback

Sulla base della Brain Map realizzata, il professionista psicofisiologo stabilisce quali frequenze e aree allenare:

  • Se c’è troppa lentezza frontale si potenziano le frequenze più rapide (SMR, beta basso).

  • Se c’è iperattività sensoriale, si riduce la banda beta alta o gamma.

  • Se c’è ipo o iperconnettività, si utilizza lo Z-score neurofeedback coherence/phase training di superficie o LORETA, che mira a riequilibrare i collegamenti tra le aree.

Il protocollo può essere classico (un singolo canale) o avanzato (Z-score 4D), dove ogni istante del training confronta i valori EEG del paziente con il database normativo in tempo reale.

 

3. Sedute di neurofeedback

Durante le sedute:

  • Il paziente guarda un video o gioca con un videogioco controllato dal proprio cervello.

  • Quando l’attività cerebrale si muove nella direzione desiderata (es. riduzione theta, aumento SMR), il video continua o il videogioco dà un feedback positivo.

  • Quando il cervello si allontana dall’obiettivo, il rinforzo visivo e/o sonoro si interrompe o si attenua.

Ogni sessione dura circa 30-45 minuti, e si svolgono di solito 2-3 volte a settimana per 20-40 sedute.

Nel tempo, attraverso il meccanismo di apprendimento operante, il cervello impara a mantenere spontaneamente l’attività più regolata.

 

Presso il Centro di Neurofeedback e Biofeedback di Roma, il trattamento di Neurofeedback di Ultima Generazione (qEEG/Brain Map guided) si articola in due fasi:

Fase 1: Realizzazione della Brain Map - In questa fase, molto delicata e che richiede estrema precisione e l'uso di tecnologie di livello medico/ricerca, si costruisce una mappa cerebrale funzionale volta a individuare le aree corticali e sottocorticali disfunzionali legate all'autismo. La ricerca ha dimostrato che tali aree disfunzionali e le alterazioni della loro connettività variano da individuo a individuo.

Fase 2 - Neurofeedback qEEG guided - In questa fase, sulla base della Brain Map, si stabilisce e conduce il protocollo di Neurofeedback (necessariamente personalizzato) volto a normalizzare i livelli di attivazione delle aree cerebrali disfunzionali.

Questo metodo scientifico fa uso di tecnologie moderne e sofisticate di livello medico e/o di ricerca; deve essere praticato da psicofisiologi con una formazione specifica di alto livello e una lunga esperienza nel campo del Neurofeedback e del Biofeedback.

Il Brain Map QEEG Neurofeedback è non-farmacologicoprivo di effetti collaterali e indolore; è una prestazione sanitaria detraibile.


Costi e tempistiche 


La Brain Map è il risultato di un esame EEG quantitativo (qEEG) e normativo (confronto con una norma) che viene condotto da Psicofisiologi esperti, gli stessi che prendono in carico il paziente anche per il trattamento di Neurofeedback.

L'esame per la Brain Map dura mediamente 90 minuti e ha un costo di €650,00 (550,00 con bonifico istantaneo anticipato).

Grazie all'uso delle tecnologie e dei sistemi di analisi più avanzati al mondo (USA), e grazie all'esperienza degli Psicofisiologi che conducono l'esame e i trattamenti, i risultati e la Brain Map sono disponibili entro 24/48 ore.

 


 Risultati attesi


Le ricerche scientifiche (ad es. Coben & Myers, 2008; Kouijzer et al., 2009; Pineda et al., 2014) mostrano che il neurofeedback basato su qEEG può:

  • Migliorare attenzione, linguaggio e autoregolazione.

  • Ridurre stereotipie, irritabilità e ansia.

  • Aumentare coerenza funzionale interemisferica e integrazione sensoriale.

 

I risultati variano in base a:

  • Età del soggetto

  • Grado di severità del disturbo

  • Costanza del training

  • Qualità del protocollo qEEG personalizzato


Cos'è l'Autismo?


L’autismo (definito clinicamente Disturbo dello Spettro Autistico) è una condizione del neurosviluppo che influenza il modo in cui una persona percepisce, comprende e interagisce con il mondo. Non è una malattia da curare, ma un diverso modo di funzionare del cervello, con caratteristiche e bisogni specifici che possono variare moltissimo da persona a persona.

Origine e natura

L’autismo è presente fin dalla nascita, anche se i segni diventano evidenti nei primi anni di vita.
Le cause sono multifattoriali e ancora non del tutto note: un'importanza fondamentale rivestono i fattori neurobiologici e genetici che influenzano lo sviluppo e la comunicazione tra le aree cerebrali.

Le ricerche mostrano differenze:

  • nella connettività neuronale (alcune aree comunicano troppo, altre troppo poco);

  • nel modo di elaborare stimoli sensoriali;

  • nel funzionamento di sistemi sociali ed emotivi del cervello.

 

Caratteristiche principali

L’autismo si manifesta in due grandi aree:

A. Comunicazione e interazione sociale

  • difficoltà a capire le regole implicite della comunicazione (tono di voce, gesti, espressioni);

  • minore interesse per le interazioni sociali o difficoltà nel mantenerle;

  • linguaggio talvolta limitato, ripetitivo o molto letterale;

  • difficoltà a riconoscere e interpretare emozioni altrui.

B. Comportamenti e interessi

  • tendenza a movimenti o azioni ripetitive (dondolarsi, allineare oggetti, ecolalia);

  • interessi ristretti o molto intensi su specifici argomenti;

  • ipersensibilità o iposensibilità a suoni, luci, odori, tessuti o contatti fisici;

  • bisogno di routine e prevedibilità (i cambiamenti possono creare forte stress).

Si parla di spettro perché le manifestazioni possono essere molto diverse e determinano differenti livelli di compromissione della qualità della vita, a seconda della gravità:

  • Alcune persone sono non verbali e necessitano di supporto costante.

  • Altre hanno buone capacità cognitive e linguistiche ma difficoltà nelle relazioni sociali o nella gestione emotiva.

  • Molti autistici ad alto funzionamento (come nella sindrome di Asperger) vivono in modo indipendente e sviluppano carriere brillanti in ambiti tecnici o creativi.

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata da neuropsichiatri infantili o psicologi clinici, solitamente tra i 18 mesi e i 4 anni, attraverso:

  • osservazione diretta del comportamento;

  • colloqui con i genitori;

  • test standardizzati;

  • valutazioni neuropsicologiche e del linguaggio.

Il 70% degli individui con diagnosi di spettro autistico hanno anche altri disturbi psichiatrici come: ADHD, ANSIA, DEPRESSIONE, DISTURBO BIPOLARE, DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO, DISTURBO DEL CONTROLLO DEGLI IMPULSI, DISTURBI DEL SONNO ecc.

Interventi utili

Non esiste una “cura”, ma interventi mirati che aiutano la persona a sviluppare le proprie competenze e a migliorare la qualità di vita: 

  • Neurofeedback e biofeedback per l’autoregolazione cerebrale; 
  • Terapie comportamentali: migliorano comunicazione e autonomia;

  • Interventi educativi strutturati;

  • Logopedia e psicomotricità;

  • Supporto psicologico per l’adattamento e la gestione emotiva;

  • Formazione per genitori e insegnanti, per creare ambienti comprensivi e prevedibili.

Oggi si parla di neurodiversità: l’autismo non è solo un insieme di difficoltà, ma un modo diverso di percepire e pensare, con potenzialità uniche, tra cui:

  • attenzione ai dettagli

  • memoria visiva o logica molto sviluppata

  • pensiero originale


Riferimenti scientifici (parziale)


Coben, R., & Myers, T. E. (2008). Connectivity theory of autism: Use of connectivity measures in assessing and treating autistic disorders. Journal of Neurotherapy, 12(2–3), 161–179.  

Kouijzer, M. E. J., de Moor, J. M. H., Gerrits, B. J. L., Congedo, M., & van Schie, H. T. (2009). Neurofeedback improves executive functioning in children with autism spectrum disorders. Research in Autism Spectrum Disorders, 3(1), 145–162. 

Kouijzer, M. E. J., van Schie, H. T., de Moor, J. M. H., Gerrits, B. J. L., & Buitelaar, J. K. (2010). Neurofeedback treatment in autism: A randomized controlled trial. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 35(4), 293–302. 

Pineda, J. A., Brang, D., Hecht, E., Edwards, L., Carey, S., Bacon, M., … & Rork, A. (2014). Neurofeedback training produces normalization in behavioural and electrophysiological measures of high-functioning autism. Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences, 369(1644), 20130183. doi:10.1098/rstb.2013.0183.

Coben, R., Sherlin, L., Hudspeth, W., McKeon, K., & Ricca, R. (2010). The relative efficacy of connectivity-guided and symptom-based EEG biofeedback for autistic disorders. Journal of Neurotherapy, 14(2), 110–131.

Mirifar, A., & Yazdani Charati, J. (2020). Efficacy of neurofeedback as a treatment modality for children and adolescents with autism spectrum disorder: A systematic review. Translational Psychiatry, 10, 454.  

Frohlich, J., & Larrieu, J. (2015). Neurofeedback application in the treatment of autistic spectrum disorders (ASD). Autism Research and Treatment, 2015, 236314.

ClinicalTrials.gov. (n.d.). (2022) Neurofeedback in Children With Autism Spectrum Disorder (ASD).  

Kouijzer, M. E. J., de Moor, J. M. H., Gerrits, B. J. L., Congedo, M., & van Schie, H. T. (2008). Long-term effects of neurofeedback treatment in autism. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 33(4), 287–292. 

 

 

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